L'arbitraggio dal punto di vista delle divise di Tiziano Tasselli

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di Tiziano Tasselli

 
    Agli arbitri voglio dire di sfruttare l'effetto divisa nuova.
   Ogni positivo pretesto lecito deve essere una scintilla in più per accrescere anche la propria autostima e per fare bene.
 
   E' di impatto vedersi allo specchio con la nuova divisa, magari un po' scollata però pur sempre nuova. Se non c'è lo specchio si parte già male.
 
   Di recente mi è capitato di rispolverare dalla soffitta alcune divise “vecchie” che a loro tempo indossandole mi facevano diventare quel “super-partes” che in confronto il Presidente Giorgio Napolitano è un pivello.
   Quelle divise che mi hanno accompagnato in questi 11 anni di avventure, di maturazione, di “consapevolezze acquisite senza cellulite”, di amicizie, di condivisione di un qualcosa che poteva essere anche semplicemente una pizza o una bevuta a fine gara.
   Quelle divise che non mi hanno mai fatto dimenticare quello che ero e quello che stavo facendo, magari male, magari altre volte meglio, ma stavo crescendo e adesso quel che posso “spendere” anche se non interessa allo Spread interessa molto a me.
 
   Le divise, direi, hanno quasi vita propria.
   Hanno una propria funzione, una propria missione, un proprio percorso: cassetto, borsa, lavatrice, cassetto in maniera ciclica quasi compulsiva ma mai monotona. Cassetto, borsa, lavatrice, cassetto, nel turbine infinito insieme ai sogni di gloria che ho avuto e non avuto, come tutte le cose del resto si hanno o non si hanno.
   Sta a noi però decidere quando si hanno o quando non si hanno.
   Apprezzare il percorso.
 
   Cassetto, borsa, lavatrice, cassetto? No altri percorsi; quelli umani, vissuti in compagnia tra amici, in una gara di cartello a Paperino, al Forte dei Marmi o in quel di Napoli mia massima espressione arbitrale.
   Cassetto, borsa, lavatrice, cassetto per tantissime volte, per tantissime gioie, per tantissimi dolori.
   Cassetto, borsa, lavatrice, cassetto e dopo tutti insieme a mangiare una pizza che si sia fatto bene o che si sia fatto male.
   Cassetto, borsa, lavatrice, cassetto, perché io ho anche pianto per l'arbitraggio.
   Cassetto, borsa, lavatrice, cassetto: “ma quante cazzo di ammonizioni ho fatto?”
   Cassetto, borsa, lavatrice, cassetto: “non avevo nessuno è andata benissimo”
   Cassetto, borsa, cassetto: “gara rimandata”
   Cassetto, cassetto, cassetto: “puttana l'influenza”
Borsa, lavatrice, cassetto: “almeno la borsa l'ho già fatta dall'altra volta”
   Cassetto, lavatrice, borsa: “forse oggi è meglio che non arbitri, sai che macelli!”
   Cassetto, borsa, lavatrice, cassetto dedicato a chi ha arbitrato nel campo polveroso di periferia dopo essere stato nell'olimpo della serie A.
 
   Quando finisce un percorso apritene altri, anche di prepotenza, di forza, ma apriteli; si possono scoprire nuovi stimoli, nuove avventure, nuove occasioni.....nuovi cicli di lavatrici; e allora scandiamo bene c a s s e t t o, b o r s a , l a v a t r i c e, c a s s e t t o, in maniera mistica, maniacale, scrupolosa, scaramantica ma ogni volta unica; perché siamo arbitri e oltre al fischietto c'è di più!
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